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UNO SCOSSONE SCUOTE IL MONDO DEL DENTALE: Ddl concorrenza Blitz sui centri dentistici

UNO SCOSSONE SCUOTE IL MONDO DEL DENTALE: Ddl concorrenza Blitz sui centri dentistici


Redazionale

La legge annuale sulla Concorrenza potrebbe far scattare una stretta ferale sulle cliniche dentistiche, che negli ultimi tempi hanno costellato le maggiori città italiane con le loro vetrine e pubblicità di servizi a prezzi convenienti. La novità che sta mandando in subbuglio il settore è contenuta in alcuni emendamenti al testo, che attendono di esser discussi alla commissione Industria del Senato. A giudicare dai proponenti di una modifica "fotocopia", che vanno dal M5S al Partito Democratico, passando per Ala e Fi, sembra che l'intento sia quanto mai condiviso dalle forze politiche.
Ma in cosa consiste esattamente la modifica? Siamo nell'ambito dell'articolo 46 del ddl concorrenza, che risolve un problema riguardante le società professionali formate dagli ingegneri e in sostanza chiarisce che i contratti da essi stipulati, dopo le lenzuolate di Bersani sulle liberalizzazioni, sono validi. A questo, i senatori chiedono di aggiungere un comma che riguarda la lotta all'abusivismo nella professione odontoiatrica. Il testo, però, va oltre: "I soci di società operanti nel settore odontoiatrico, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere iscritti all'Albo degli odontoiatri. Non è concessa alcuna autorizzazione per l'esercizio in strutture odontoiatriche intestate a sanitari non in possesso dei titoli abilitanti all'esercizio della professione odontoiatrica di cui alla legge 24 luglio 1985, n. 409 (quella di istituzione della professione sanitaria odontoiatrica, 
ndr), ovvero a società operanti nel settore odontoiatrico in cui il direttore sanitario o un suo delegato non sia iscritto all'Albo degli odontoiatri".

Se l'ultima parte è chiara e domanda di vincolare l'apertura e la conduzione di una clinica dentistica alla presenza di un direttore sanitario odontoiatra (e non, come avviene ora, genericamente un medico), la prima parte è potenzialmente rivoluzionaria per il settore. Dispone, infatti, che i due terzi del capitale delle società attive nel comparto (quindi proprio le cliniche) siano detenuti da dentisti stessi. A rivendicare la paternità della proposta è l'Andi, sindacato di categoria con 23mila iscritti, che sul suo sito riporta di voler cogliere l'occasione del ddl per "inserire norme che possano tutelare i dentisti liberi professionisti in tema di concorrenza delle società odontoiatriche e di esercizio abusivo della professione". Il messaggio che si vuole passare alla politica, proprio nel testo sulla Concorrenza, è che "le liberalizzazioni non sono sempre positive" spiega il presidente dell'Andi, Gianfranco Prada, "e che il bene-salute è centrale".

Ma sul fronte delle cliniche il fronte si surriscalda, perché il quadro attuale è ben diverso. Complice la crisi economica e l'offerta di servizi a prezzi vantaggiosi, a partire dai decreti Bersani del 2006 le cliniche hanno conquistato fette importanti di un mercato che è di per sé parcellizzato in 38mila studi dentistici condotti da singoli professionisti o piccole squadre associate. Le società dentistiche si sono rivelate anche un ottimo affare dal punto di vista industriale, tanto da attirare l'attenzione di investitori professionisti che hanno scommesso sulla loro crescita. Anche perché, si stima nel settore, serve almeno mezzo milione di euro per aprire una struttura da quattro o cinque poltrone, in grado di servire oltre mille clienti in un anno. Chiaramente si tratta di cifre che - nonostante la professione del dentista riservi nell'immaginario collettivo ottimi stipendi - pochi singoli sono in grado di metter sul tavolo. Per non parlare delle successive norme igienico-sanitarie che si sono stratificate e hanno richiesto ulteriori investimenti al settore.

Sta di fatto che, ad oggi, ci sono circa cinquecento centri dentistici, aperti da una ventina di operatori italiani e stranieri, con una pattuglia di 5mila dipendenti amministrativi e qualche altro migliaio di dentisti che collaborano. Il cambiamento della normativa estenderebbe alla professione sanitaria quanto definito dalla Stabilità del 2012, in generale, sulle società tra professionisti: l'obbligo di avere una maggioranza dei due terzi in capo a iscritti ai relativi ordini. Una disposizione (per ora solo potenziale) che ha generato il subbuglio tra le cliniche stesse. Se questa norma passasse e fosse retroattiva, temono, ci sarebbe l'obbligo di cedere le quote dagli attuali soci a professionisti iscritti all'albo. Ma chi le potrebbe rilevare, visto che ormai queste strutture valgono decine di milioni? A ciò si aggiungono i dubbi sul futuro, perché sarebbe loro preclusa la crescita in un mercato che sta dando lauti profitti a chi vi ha investito, ma che cresce continuamente anche per numero di pazienti e professionisti coinvolti, con i relativi timori occupazionali.



Data pubblicazione: 26/01/2016 00:00:00

Fonte: Varie fonti

Tag: Ddl concorrenza, centri odontoiatrici, cliniche low cost, ANDI, AIO

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